I treni della felicità. Storie di bambini in viaggio tra due Italie.

>> mercoledì 18 novembre 2009

di Umberto Romaniello
ll 23 marzo 1950 a San Severo uno sciopero diventa rivolta. A sedare gli scontri arriva l’esercito con i carri armati. Numerosi feriti, una vittima e 180 persone arrestate per insurrezione armata contro i poteri dello Stato. I loro figli, circa 70 bambini, verranno ospitati, «adottati» da famiglie di lavoratori del centro-nord aderenti ai Comitati di Solidarietà democratica in segno di accoglienza sociale e politica.
A distanza di oltre cinquant'anni il regista Alessandro Piva e lo storico Giovanni Rinaldi inseguono le tracce dei protagonisti di questa storia meridionale. Ne viene fuori un documentario "Pasta Nera" ed un bel racconto che stasera l'autore Giovanni Rinaldi presenterà per i tipi di Chiarodiluna.

Guarda la videopresentazione del libro:

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Dieci anni, per non dimenticare

>> mercoledì 11 novembre 2009

Puntata speciale di Chiarodiluna per non dimenticare una giornata "nera" nella storia della nostra città: era la notte tra il 10 e 11 novembre 1999, quando all'improvviso una forte scossa come di terremoto, fa cadere un palazzo, uno dei tanti palazzi di Foggia, abitato da famiglie, alcune delle tante famiglie di Foggia, alimentate da sogni, progettualità, storie, e speranze nel futuro. Un futuro che è stato a loro negato dalla violenza del destino che le ha travolte.
Vogliamo ricordarle tutte questa sera con Paolo Agostinacchio, allora Sindaco di Foggia, il giornalista scrittore Davide Grittani, autore del Libro "Colpa di nessuno", il Comandante dei Vigili del Fuoco Siani, l'attuale primo cittadino, Gianni Mongelli, che ha commosso la cittadinanza con la sua commozione di uomo e padre di famiglia, e tutte le istituzioni che, per una volta, hanno messo da parte l'appartenenza politica per partecipare insieme all'intera cittadinanza e a noi all'immenso dolore che questa tragedia ha lasciato nel ricordo di tutti.
Vi aspettiamo.

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La grande crisi

>> mercoledì 4 novembre 2009

di Patrizia Lusi
La grande crisi, per anni solo paventata, è arrivata: il mondo agricolo della Capitanata è in rivolta … e questa volta non scherza. Sul fronte della rivolta, questa volta, non si registrano defezioni: le maggiori associazioni di categoria che rappresentano la totalità del mondo agricolo dauno, hanno deciso di unirsi per scendere in piazza a protestare ad oltranza fino all’ottenimento di risposte serie, concrete, risolutive.
Le origini della crisi hanno radici lontane, da quando l’Unione Europea ha deciso di ridurre gradualmente gli aiuti alla nostra agricoltura in vista dell’ingresso di nuovi paesi dell’est dell’Europa considerati con un ritardo di sviluppo superiore al nostro. Ed ancora, lo sfruttamento intensivo dei fondi per l’installazione delle pale eoliche ha sottratto terreno fertile che un tempo contribuiva alla fama delle nostra terra come “il granaio di’Italia”.
Sempre sul fronte delle cause, molta responsabilità hanno i meccanismi della globalizzazione e l’abitudine di utilizzare nei vari processi di produzione e o trasformazione dei prodotti il grano estero, ed altri prodotti agricoli, il cui costo è decisamente inferiore e la cui qualità - lasciatecelo passare - non ha nulla a che vedere con quella dei frutti della nostra terra.
Le richieste avanzate questa volta sono poche, chiare e precise, così come emerge dalle dichiarazioni rilasciate dai maggiori esponenti del mondo dell’agricoltura. Si chiede il rifinanziamento del fondo di solidarietà, senza il quale le aziende non possono procedere alla stipula dei contratti di assicurazione; la ristrutturazione dei debiti delle aziende, sia singole che aggregate, nei confronti delle banche che, a loro volta, sono state aiutate dal Ministero dell’Economia; la defiscalizzazione permanente degli oneri sociali, senza rincorrere le proroghe (l’ultima scade il 31/12/2009); la pubblicazione dei bandi PSR che immetterebbe liquidità nelle casse delle aziende; controlli igienico sanitari sulle merci estere affinché, alla pari di quelle prodotte in Italia per le quali giustamente il controllo è rigorosissimo, non arrechino pericoli alla salute.
Queste alcune delle rivendicazioni avanzate da questa nuova ondata di proteste che non accennano a smorzarsi perché hanno un unico obiettivo: svegliare tutta la classe politica locale, chiedere un contributo in termini di strategia, di sviluppo, senza pensare all’appartenenza politica. Unire il mondo della politica, imprenditoriale e di categoria in un’unica grande battaglia, per la difesa delle nostre specialità, per la difesa della vocazione agricola del territorio, per scongiurare una crisi che metterebbe in ginocchio un comparto da cui dipende il destino di almeno il 40% della popolazione della Capitanata.

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